Coronavirus: l’Asia verso un’alimentazione plant-based per paura del contagio

Aumenta la richiesta di prodotti vegetali in Cina, complice il timore di una connessione tra consumo di carne e Coronavirus. Grandi aziende internazionali che producono alimenti plant-based puntano al mercato cinese, mentre aumenta la consapevolezza dei consumatori rispetto alla connessione tra alimentazione e salute.

Aumenta la domanda di prodotti plant-based in Cina, di pari passo con l’aumento dei timori di una connessione tra il consumo di carne e la diffusione della pandemia da Covid-19: un cambiamento alimentare che riguarda in particolar modo la provincia di Hong Kong e la Cina Continentale e rappresenta una svolta epocale. Sì, perché questa tendenza potrebbe influenzare l’intero mercato alimentare globale, dal momento che la Cina è il primo consumatore di carne al mondo, con un giro di affari di oltre 170 miliardi di dollari ogni anno.

In queste zone il mercato dei prodotti plant-based è ancora molto piccolo se paragonato a quello della carne, ma la sua crescita ha subito un’impennata dopo lo scoppio della pandemia. Prima di questo periodo, secondo le previsioni di Euromonitor, il valore delle alternative vegetali sarebbe stato comunque in aumento, raggiungendo avrebbe raggiunto i 12 miliardi di dollari entro il 2023, contro i 10 miliardi del 2018. Una situazione che non è passata inosservata, tanto da aver catturato l’attenzione di importanti player statunitensi di questo mercato come Beyond Meat e Impossible Foods che hanno iniziato a vendere i propri prodotti plant-based in Asia, mentre colossi della ristorazione come Starbucks e KFC hanno annunciato di recente l’intenzione di lanciare alimenti 100% vegetali col proprio marchio nel Paese.

Tra chiusure di ristoranti, misure di distanziamento sociale e un numero sempre più elevato di persone che cucinano a casa, anche gli acquisti di cibo online sono aumentati notevolmente in Asia: la tendenza che si riscontra analizzando i dati forniti dai distributori è una predilezione per gli alimenti vegetali, anche per via dei prezzi competitivi che questi alimenti hanno raggiunto sul mercato orientale. Tra i prodotti “alternativi” più apprezzati in assoluto, secondo i dati, c’è Omnipork, finta carne di maiale che sta spopolando sul mercato cinese per via della sua texture che la fa assomigliare alla carne animale, e al sapore che ben si adatta anche alla preparazione di piatti tradizionali.

Questa pandemia ha scatenato una crisi a livello globale che in queste zone ha portato maggiore consapevolezza sui consumi, specialmente rispetto alla carne di animali selvatici e quella proveniente dai cosiddetti “wet market“, e che potrebbe portare presto anche verso l’abolizione del consumo di carne di cane e gatto in queste zone.


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