Partiamo da un dato di fatto: la scelta vegan è avvolta non solo da un alone di curiosità e mistero (chissà che cosa mangiano, questi vegani?) ma anche da una buona dose di malcelato fastidio. La scoperta di essere di fronte a una persona vegana, non di rado si traduce in facce stupite, risatine di scherno e una non meglio identificata sensazione di doversi mettere sulla difensiva. Sì, i vegan portano con sé la nomea di antipatici, quasi in gruppo: una cosa che, pur non avendo senso, trova però una spiegazione legata al sistema di credenze in cui viviamo.
Perché esiste l’analogia vegan = antipatici
Innanzitutto, pensare che tutt* i vegan* siano antipatici è, ovviamente, assurdo: crearsi a priori un giudizio su un intero gruppo di persone, basandosi per di più soltanto su una scelta etica personale, è del tutto irrazionale. Sarebbe come dire che tutti gli svizzeri (o gli inglesi, i francesi, gli spagnoli) sono antipatici, solo perché ci è capitato di incontrare una persona svizzera che, per vari motivi, non ha incontrato la nostra simpatia.
Sicuramente, quello di comunicare la scelta vegan è un compito complesso che richiede la giusta dose di assertività, buon senso ed educazione, ma questo è un altro paio di maniche.
Veganismo, buon senso e consapevolezza
Partiamo col dire che il primo intento di un* vegan* non è – o non dovrebbe essere – quello di fare proselitismo: anche se certamente non può mancare la volontà di condividere la propria scelta etica con gli altri, affinché si possa diffondere il più possibile, il rischio di risultare saccenti e di considerarsi “migliori di” è dietro l’angolo.
Ergersi su un piedistallo e guardare tutti dall’alto in basso non è mai la scelta migliore e, se capita, sicuramente non è un atteggiamento che porterà nessuno – vegano o meno che sia – nelle grazie di chi lo circonda. Purtroppo, l’atteggiamento respingente di tantissime persone – soprattutto sui social – ha contribuito negli anni a creare una sorta di schieramento “noi/voi, buoni vs cattivi” che di certo non giova alla causa vegan: non stupisce che, nell’immaginario di molti, il vegan sia una persona pedante, petulante e giudicante.
La scelta vegan è etica e mette in discussione lo status quo
Detto questo, però, è innegabile che la scelta vegan, portata avanti con coerenza e con cognizione di causa, possa innescare riflessioni profonde che, a loro volta, potrebbero creare disagio. Il punto è che la scelta vegan che – lo ricordiamo – è in prima battuta etica mette in discussione il sistema di credenze che fa da sfondo alla nostra società, ponendo l’accento sulle falle e sulle aberrazioni di quello che viene considerato “normale”.
In un certo senso, il veganismo devia dalla norma e per questo spaventa. La maggior parte delle persone si definisce amante degli animali, eppure continua a mangiare carne, formaggi e uova e non vuole conoscere la violenza e la sofferenza che (letteralmente) si nascondono dietro alla loro produzione. I vegan* portano alla luce questa realtà e con essa un disagio morale latente nella stragrande maggioranza degli individui; soprattutto, chi sceglie un’alimentazione plant-based dimostra che sì, dire addio ai prodotti di origine animale è fattibile e alla portata di tutti. Di fronte a una persona vegan, crolla il castello di giustificazioni, scuse e procrastinazioni costruito per non optare per la soluzione più etica e sostenibile che tutti hanno a disposizione e questo, naturalmente, infastidisce.
Il problema della minoranza e dell’associazione vegan = antipatici
In ultimo, non bisogna dimenticare che la scelta vegan è frutto di una presa di coscienza forte, portata avanti per la salvaguardia degli animali non umani: non un semplice cambiamento delle abitudini alimentari, ma un vero e proprio cambio di prospettiva, che coinvolge la sensibilità personale su più livelli. Per questo, è comprensibile che entrino in gioco rabbia, frustrazione e impotenza nell’esporre un’evidenza che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, sembra passare inosservata ai più.
I vegani, essendo una minoranza, soffrono ancora delle difficoltà e dei pregiudizi propri di gruppi ristretti di individui che, in un modo o nell’altro, danno inizio a un cambiamento che si prospetta epocale: un pensiero diverso e lontano dalla norma risulta fastidioso e antipatico, ma mai come in questo caso anche necessario e urgente.
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